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<rss version="2.0"><channel><description></description><title>mia nonna</title><generator>Tumblr (3.0; @nonne)</generator><link>http://nonne.tumblr.com/</link><item><title>mia nonna (110)</title><description>&lt;p&gt;&lt;img width="430" src="http://18.media.tumblr.com/tumblr_ks5vjgYIPP1qz7u5ro1_500.jpg" align="middle" height="548"/&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Convenienza della monotonia - il nuovo &lt;a href="http://www.canemucca.com/?p=219"&gt;canemucco&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;via &lt;a href="http://skiribilla.tumblr.com/post/224662890/convenienza-della-monotonia-il-nuovo-canemucco"&gt;skiribilla &lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://nonne.tumblr.com/post/224714637</link><guid>http://nonne.tumblr.com/post/224714637</guid><pubDate>Tue, 27 Oct 2009 09:50:37 +0100</pubDate></item><item><title>l'eredità di Nedda (109)</title><description>&lt;a href="http://neddagottardi.splinder.com/"&gt;l'eredità di Nedda (109)&lt;/a&gt;: &lt;p&gt;Mi presento ai visitatori di questo blog: sono una nonna di 88 anni, già insegnante di scuola elementare. Mi sono decisa a correre l’avventura telematica cinque anni fa, e da quattro anni ho aperto questo blog. Ci scrivo quel che penso, quello che ho imparato durante la mia lunga vita. Poiché vivo sola, in una casa di campagna isolata, il blog mi dà la possibilità di dialogare con tante persone interessanti e gentili. Non mi stanco di invogliare altri anziani a seguire il mio esempio, ci sono riuscita io con l’età che ho, ci riusciranno anche loro che certamente sono più giovani di me. Tutti loro sono in grado di ricevere ma anche di donare, e scopriranno nel pc un buon amico. Abbraccio tutti con affetto, Nonna Nedda&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;scrivetemi! nedda.gottardi(at)yahoo.it &lt;/p&gt;</description><link>http://nonne.tumblr.com/post/110406743</link><guid>http://nonne.tumblr.com/post/110406743</guid><pubDate>Wed, 20 May 2009 11:11:00 +0200</pubDate></item><item><title>mia nonna reprise (108)</title><description>&lt;p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Mia nonna materna, nonna Teresina, dal cocón tirava fuori due chilometri e mezzo di capelli bianchi, che io non capivo come ci potessero stare dentro il  cocón, e  seduta alla luce della finestra che dà sul campiello, costruiva a uncinetto le favolose coperte di lana colorata che ancora oggi girano a casa dei miei, io passavo a trovarla, le nostre case sono confinanti, con il giardino in comune, e guardavo ammirato crescere la soffice pila di quadratini multicolori che poi avrebbe unito. Mia nonna era buonissima e anche quando si incazzava non riusciva ad essere credibile, che poi adesso faccio anche fatica a ricordarmela arrabbiata, e aveva lo sguardo chiaro e trasparente, onesto e incapace di fare il male, lo sguardo di mio padre anche, sebbene preso da quell’altra di nonna. Mia nonna faceva spanzare tutti ripetendo alla sua maniera le parole inglesi che sentiva alla televisione, e che uscivano filtrate dalla sua bocca assolutamente irriconoscibili, cosa che mia madre ha ereditado, sarà genetica, che uno a pensarci bene mica si iscrive a lingue poi, e allora mio padre faceva finta di non aver capito, oddio “faceva finta”, e le chiedeva di ripetere, così anche mia nonna rideva con quei quattro denti che le rimanevano e poi mandava mio padre a remengo. Le volte in cui da piccolo ho dovuto  mangiare a casa sua per qualche rara assenza di mia madre, io mi ricordo di aver mangiato sempre e solo pataterisi, così, tutto attaccato, chissà se si nutriva di qualcos’altro, a parte grandi scodelle di latte con le sóppe per cena. Mia nonna nel ‘59 aveva perso la primogenita, la nipote neonata e a distanza di qualche mese il marito, mio nonno, che si ammalò di dolore, queste cose si scoprono più tardi, quando appare la persona dietro la funzione nonna. Nel più bel romanzo di Antonio Muñoz Molina, &lt;i&gt;El jinete polaco,&lt;/i&gt; dal titolo di un quadro attribuito a Rembrandt, il protagonista Manuel, di ritorno a casa dagli Stati Uniti, ascolta dalla segreteria telefonica un messaggio della madre che lo avverte della morte della nonna. La sera in cui tornai da una vacanza negli &lt;a href="http://sogliadiattenzione.wordpress.com/2008/09/19/italians-speak-better/"&gt;Stati Uniti&lt;/a&gt;, i miei mi dissero che mia nonna era morta il giorno stesso della mia partenza. Stava già da qualche anno in una casa di cura, aveva avuto un ictus e non era più autosufficiente, andare a trovarla in quel posto mi metteva una tristezza immane, ma mai come il giorno in cui  la vidi per la prima volta in ospedale dopo l’ictus, così debole, indifesa, spaurita, e allo stesso tempo come se si volesse scusare per il disturbo, con il tempo a volte sembrava non riconoscermi, e comunque mi chiedeva sempre se avevo finito il militare, dal quale a quanto pare era un sette otto anni che non riuscivo a farmi congedare. Adesso non esistono più nonne, una nonna per essere tale dev’essere nata al più tardi nel 1910.&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: center;"&gt;* * *&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Cocón&lt;/i&gt;, Chignon, Crocchia di capelli.&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Jinete&lt;/i&gt;, cavaliere.&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://sogliadiattenzione.blogspot.com/"&gt;s|a&lt;/a&gt; (versione ampliata delle veloci righe lasciate al &lt;a href="http://nonne.tumblr.com/post/36567529/mia-nonna-47"&gt;ricordo numero 47&lt;/a&gt;)&lt;a href="http://nonne.tumblr.com/post/36567529/mia-nonna-47"&gt;&lt;br/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://nonne.tumblr.com/post/103259098</link><guid>http://nonne.tumblr.com/post/103259098</guid><pubDate>Mon, 04 May 2009 10:34:36 +0200</pubDate></item><item><title>le perle della nonna (107)</title><description>&lt;p&gt;Potrebbe sembrare molto triste, ma bisogna immaginare lei che ce lo dice ridendo, con la sua solita autoironia, e anche un pò con la sua solita autostima sotto le scarpe, a dire il vero…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Au campusantu mi purieiva anaghe a pê e fermâmeghe direttamente, cuscì nu duvèi mancu fâ a fadiga de cammallâmeghe in spalla!&lt;br/&gt;[&lt;i&gt;Al cimitero io potrei andarci a piedi e fermarmici direttamente, così non dovete neanche fare la fatica di portarmici in spalla!&lt;/i&gt;]&lt;i&gt;&lt;br/&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non ce l’aveva con nessuno in particolare, o meglio: ce l’aveva con mio fratello, ma non è vero che la tratta male…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ti ti me tratti pesu de na spassuia: a-a spassuia ti ghe ste ciù attentu, che se ti ghe munti in cimma a te dà na baccâ in sci-a testa!&lt;br/&gt;[&lt;i&gt;Mi tratti peggio di una scopa: alla scopa stai più attento, perchè se ci sali sopra, ti dà una bastonata in testa!&lt;/i&gt;]&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Con mio fratello commentando i nostri “casini sentimentali”:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Dixan che da de là, se vè de sà… mi spero de nu vedde ninte, se dunca!&lt;br/&gt;&lt;/i&gt;[Dicono che da di là, si veda di qua… io spero di non vedere niente, altrimenti!]&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mia nonna quando parla ama usare delle immagini, o citare dei personaggi.&lt;br/&gt; Solitamente dice cose tipo &lt;i&gt;“Ti t’è cumme quellu, che..”&lt;/i&gt; e fa l’esempio di “quello” che conosceva lei tanti anni fa, che faceva questa o quell’altra cosa insolita, come faccio io adesso.. solitamente un tipo &lt;b&gt;strano&lt;/b&gt;.&lt;br/&gt; L’altro giorno, per descrivere le mie capatine a casa per poi uscire subito dopo, probabilmente considerando la frase “Questa casa non è un albergo” troppo gettonata e banale e volendo forse rimproverarmi in maniera più sottile, ha osato una citazione autorevole, paragonamdomi addirittura a Gesù, quando disse: (Gv 16,16) &lt;i&gt;“Ancora un pò e non mi vedrete; un po’ ancora e mi vedrete”.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mia nonna sostiene che sia ora che io la smetta di cambiare fidanzato… ieri mi ha detto che “A-a seia, quande n’areisciu a durmì, me mettu a cuntà-li”;&lt;br/&gt;del resto, c’è chi conta le pecore… e chi gli ex fidanzati delle nipoti!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://danielanapoli.wordpress.com/tag/perle-della-nonna/"&gt;dani - I care&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://nonne.tumblr.com/post/103254631</link><guid>http://nonne.tumblr.com/post/103254631</guid><pubDate>Mon, 04 May 2009 10:11:59 +0200</pubDate></item><item><title>A sutà a pisà visin ai pè, te finiset a beef la neef gialda (106)</title><description>&lt;p&gt;Mia nonna era fonte di detti stupendi, sapeva ridere di gusto di un sacco di lati, oscuri e non, della vita.&lt;br/&gt;Era una di quelle donne all’avanguardia, emancipata per i tempi e materna al punto giusto, tanto lavoratrice e casalinga che oggi tre donne non saprebbero eguagliarla.&lt;br/&gt; Mia nonna ha insegnato tante cose a mia mamma, quinta di cinque figli.&lt;br/&gt; Ha provato a insegnare anche agli altri, ma la personalità è qualcosa che non si può insegnare.&lt;br/&gt; Purtroppo e per fortuna.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://savohead.wordpress.com/2009/03/11/a-suta-a-pisa-visin-ai-pe-te-finiset-a-beef-la-neef-gialda/"&gt;savohead&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://nonne.tumblr.com/post/85788261</link><guid>http://nonne.tumblr.com/post/85788261</guid><pubDate>Thu, 12 Mar 2009 11:17:00 +0100</pubDate></item><item><title>Vestiti e Colori e Nonna Bis (105)</title><description>&lt;p&gt;E’ una passione che ho ereditato dalla&lt;b&gt; Nonna Bis&lt;/b&gt;, mamma di mia Nonna, che ho avuto la fortuna di avere vicino per molti anni (tra me e Mamma c’erano 20 anni; 40 tra me e Nonna, 60 fra me e la Bis: quando è mancata avevo 22 anni…).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Bis era milanese, si chiamava &lt;b&gt;Anna Bresso Grigioni&lt;/b&gt;; moglie del mio Bisnonno&lt;b&gt; Arturo&lt;/b&gt; ( costruttori del &lt;b&gt;quartiere Grigioni&lt;/b&gt; a Milano) era rimasta vedova giovanissima e dopo la guerra, quando un bombardamento aereo le aveva disintegrato casa, si era trasferita a Genova da sua figlia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante i lustri e lustri passati nella Superba, la Bis continuava a&lt;b&gt; parlare e pensare in meneghino&lt;/b&gt;; leggeva il giornale e diceva “C’è stata una rapina in via Assarotti numero &lt;i&gt;&lt;b&gt;vundes&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;“, chiamò per tutta la vita &lt;i&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/L%27Ambrosiano" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Ambrosiano&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt; il &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Corriere_Mercantile" target="_blank"&gt;&lt;i&gt;Corriere Mercantile&lt;/i&gt; &lt;/a&gt;e mi chiamava &lt;b&gt;&lt;i&gt;cinciapétta.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;Amava il viola, la Bis; ricordo i suoi vestiti, che avevano sempre almeno un punto di viola; ricordo i suoi gioielli di ametista, che ora indosso quotidianamente. &lt;br/&gt; Usava come profumo la &lt;i&gt;Violetta di Parma&lt;/i&gt;, ed era golosa di piccole caramelle alla liquerizia al sapore di viola.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per questo io, che proseguo quella sua predilezione, sono contenta quest’anno di vedere le vetrine dei negozi pullulanti accessori e indumenti color viola; perché ogni volta che li compro e li indosso, mi sembra di &lt;b&gt;avere a fianco&lt;/b&gt; la mia Bis che mi guarda soddisfatta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.placidasignora.com/2009/01/22/vestiti-e-colori-e-nonna-bis/"&gt;Mitì&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://nonne.tumblr.com/post/72323596</link><guid>http://nonne.tumblr.com/post/72323596</guid><pubDate>Thu, 22 Jan 2009 15:24:00 +0100</pubDate></item><item><title>Nonna Alma e i tempi che cambiano (104)</title><description>&lt;p&gt;Al telefono, nonna e nipote.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonna: - De’ ma davvero c’è un Presidente di colore, allora?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nipote: - Eh sì, nonna stai guardando la tivu? Hai visto?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonna: - Ah sì per vedere lo vedo che è un bell’uomo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;(in reblog da &lt;/i&gt;&lt;a href="http://dielle.tumblr.com/post/71917262/nonna-alma-e-i-tempi-che-cambiano"&gt;&lt;i&gt;dielle&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;i&gt;)&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://nonne.tumblr.com/post/72027651</link><guid>http://nonne.tumblr.com/post/72027651</guid><pubDate>Wed, 21 Jan 2009 10:29:00 +0100</pubDate></item><item><title>Just in case you were wondering... (103)</title><description>&lt;p&gt;&lt;a href="http://butterflyeffects.tumblr.com/post/71805815/just-in-case-you-were-wondering"&gt;butterflyeffects&lt;/a&gt;:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;My grandmother passed her driving test.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;She’s 88 and has had to sit for her license like it’s her first time every year since she turned 80.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anyway, she passed with flying colours.  “You deed everyzink perfect!” to quote her German examiner.  I knew she would.  She has all her faculties, and has never had even a minor bingle. Also, she’s been driving for over 50 years.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I’m very happy for her.  As I said in my last post, she was so overwrought with anxiety about it that she cried on the phone to me… the first time I’ve heard my grandmother cry.  It was quite heartbreaking.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I really think there ought to be some other kind of test for older people to test their eyesight and reflexes.  There’s no need to take them out of their comfort zones and put them under such stress.  Most people of that age don’t want to drive anywhere they aren’t intimately familiar with.  For her to have not passed would have been disastrous for her independence and quality of life.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;So, anyway… good news.  Yay.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Oh, and the highlight of my year thusfar has been hearing my 88 year old grandmother doing an impersonation of Paris Hilton on the phone to me.  BLOODY HILARIOUS.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><link>http://nonne.tumblr.com/post/71806214</link><guid>http://nonne.tumblr.com/post/71806214</guid><pubDate>Tue, 20 Jan 2009 15:53:00 +0100</pubDate></item><item><title>mia nonna (102)</title><description>&lt;p&gt;Mia nonna era povera e quando cucinava non aveva mai niente da mettere nel sugo.&lt;br/&gt;La carne era un lusso delle feste, il pesce era una cosa viva che stava nel fiume e, forse, nel mare. Però mia nonna aveva una ricetta che tirava fuori quando il solito sugo diventava ripetitivo: era la ricetta del “pesce sperso”, una ricetta che qualcuno in Abruzzo ancora se la ricorda. Faceva  un sugo timido e lo trattava come se dentro avesse dovuto cuocerci un pesce. E ci metteva il prezzemolo e l’aglio e tutte quelle cose profumate da pesce. E allora l’odore ricordava quello di un sugo vero, di mare, e magari qualcuno per qualche istante immaginava pure di mangiarselo, il pesce.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In Vietnam, invece, qualche anno più tardi, durante la guerra, la povertà era diversa.  Lì la gente moriva più per altre cose, e quindi non moriva molto per fame. Però spesso le famiglie si ritrovavano a dover stare nascoste nella boscaglia per cercare almeno di morire di fame, invece che di bombe e di marines. Nella boscaglia di certo pesci non ce n’erano, ma si racconta che le nonne e le mamme vietnamite usavano una ricetta simile a quella di mia nonna: facevano la loro zuppetta, ché lì il sugo non andava molto, e, per evocare il ricordo del pesce, ci mettevano sopra un pescetto di legno. Era sperso anche lì il pesce, però faceva fare un bel figurone quando lo portavi in tavola ai bimbetti vietcong.&lt;br/&gt;Non so davvero come abbia fatto mia nonna a spiegare la ricetta alle signore vietnamite, perché mia nonna non aveva mica la patente e non è mai andata fin laggiù; probabilmente alle persone povere viene in mente questa cosa del pesce, non so, ma comunque poi in Italia le cose da mangiare sono aumentate, nel sugo han preferito metterci gli animali veri e la gente ha imparato a morire in altri modi.&lt;br/&gt;In Vietnam invece è terminata la guerra, e il Vietnam ha pure vinto. Peccato che poi mia nonna sia morta e che anche lì non siano riusciti a morir tutti di fame, altrimenti adesso magari a Gaza non dovrebbero arrangiarsi con quel sugo che non sa di niente. Lì che poi son davvero  sfortunati perché c’è pure tanta polvere, anche lì ci avrebbe pensato mia nonna col prezzemolo, l’aglio e tutte quelle cose profumate da pesce.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.terzadicopertina.com/"&gt;Azael&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://nonne.tumblr.com/post/70445726</link><guid>http://nonne.tumblr.com/post/70445726</guid><pubDate>Wed, 14 Jan 2009 16:50:44 +0100</pubDate></item><item><title>mia nonna (101)</title><description>&lt;p&gt;Vola Colomba bianca vola&lt;br/&gt; - Nonna, ma sempre quella canti?&lt;br/&gt; - Chicca è la mia canzone, volare è il mio sogno, quando prendi il tuo primo stpendio mi regali un volo?&lt;br/&gt; - Costa molto un “volo”?&lt;br/&gt; - Se lo fai in aereo tanto, se lo fai col pensiero nulla e puoi sempre cambiare destinazione, anche all’ultimo momento.&lt;br/&gt; ho volato con nonna, spesso, sia fisicamente (dopo il mio primo stipendio) sia con l’anima, ho volato attraverso le sue carezze, i suoi sguardi, i suoi rimproveri, e sue inaspettate attenzioni, le sue incredibili meraviglie, di donna, di madre, così diversa da mia madre.&lt;br/&gt; la musica racchiudeva ogni suo momento, canzoni popolari, nel nostro dialetto, canzoni d’amore, Rabagliati&lt;br/&gt; e il suo muoversi leggera, un giunco benché  carico d’anni, i suoi gesti preziosi, delicati, ma anche ruvidi e i baci con lo  schiocco sulle guanciotte di noi bambini.&lt;br/&gt; la mela quotidiana, sbucciata senza far troppo scarto, con sopra un po’ di zucchero o caramellata e infilata in uno stuzzicadenti, che si spezzava sempre,  troppo pesante per reggere il peso.&lt;br/&gt; le mie scarpette  di vernice nera col cinturino, pulite quotidianamente, lucide da togliere la vista, il nastro di raso rosso per le trecce&lt;br/&gt; - Ti sta bene il rosso chicca, mi piacerebbe vederti quando ti metterai un rossetto color corallo sulle labbra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;la domenica mattina&lt;br/&gt; le sei e già i suoi passetti leggeri riempiono la casa, si muove silenziosa e veloce per il pranzo della domenica, i tortelli d’erbetta, l’arrosto di vitello, i “cornetti” (fagiolini) lessi, la torta di tagliatelle.&lt;br/&gt; e poi i passi di mia madre…&lt;br/&gt; - Ma devi sempre alzarti così presto? va a finire che svegli tutti!!&lt;br/&gt; per dir la verità “tutti” si sono svegliati solo alle sue parole dette con toni alti e di rimprovero, forse sensi di colpa per quella madre presente, senza farsi mai notare.&lt;br/&gt; il circo!!! la sua passione, gli acrobati, i funamboli, la ballerina sul filo, la sua gioia infantile, il suo battere le mani frenetico, alzandosi sulle punte dei piedi e la paura dei leoni manifestata dalle mani davanti agli occhi, che lasciavano però uno spazio per vedere quando la paura sarebbe potuta passare.&lt;br/&gt; ***il suo vestito di seta blu coi fiori dipinti a mano, la gonna ampia svasata che faceva  la “ruota”, il mio sogno di bimba avere un vestito così, per fare tante ruote, fino a quando la testa gira, gira e si cade spossati, ma felici e chiudendo gli occhi si vede il  mondo danzare intorno a noi.&lt;br/&gt; il suo profumo di lavanda messo in ogni luogo lo sento ancora è il profumo della “ricordanza”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;l’ultimo pezzo come era scritto tutto in francese….&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;***Sa robe de soie bleue décorée de fleurs peintes à la main ou la jupe ample évasée qui faisait la roue, un de mes rêves d’enfant était de porter un tel vêtement,  pour faire beaucoup de roues jusqu’à ce que la tête tourne, tourne et l’on tombe épuisé, mais content , en fermant les yeux, on voit le monde danser autour de nous&lt;/p&gt;
&lt;p align="left"&gt;Son parfum de lavande flottant partout  je le sens encore c’est le parfum de la souvenance.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://briciolenotturne.splinder.com/post/18276342/Nonna+Colomba+%3A+Vola+colomba+b"&gt;Chicca&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://nonne.tumblr.com/post/49462375</link><guid>http://nonne.tumblr.com/post/49462375</guid><pubDate>Tue, 09 Sep 2008 23:12:00 +0200</pubDate></item><item><title>mia nonna (100)</title><description>&lt;p&gt;‘Sta cosa del blog coi ricordi delle nonne, senza voler togliere un grammo di merito a Marchino, è cominciata anche un po’ per colpa mia. All’epoca sembrava un gioco col linguaggio e, in quel campo, io mi sento a casa non meno di uno stupido calciatore che crea meraviglie dalle caviglie. Poi, la cosa ha preso piede ed è stato bellissimo: hanno contribuito in tanti ciascuno coi suoi frammenti e per fortuna alcuni pezzi grossi amici nostri hanno chiamato alle armi (credo che metà dei contributi qui vengano dai commenti a questo &lt;a href="http://eiochemipensavo.diludovico.it/2008/05/29/mia-nonna/"&gt;post di Alessandro&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ad un certo punto ho &lt;a href="http://nikink.tumblr.com/post/37753924/nonne-com-come-nonn-a-me-me-pare-un-meme-ma-nun"&gt;rilanciato anch’io&lt;/a&gt;, augurandomi che s’arrivasse almeno ai cento ricordi ed ho carezzato l’idea - che poi Marchino mi ha concesso in dono - di scrivere il centesimo ricordo della nonna. Qui sono venuti i problemi, perché mi sono reso conto che gli episodi che intendevo raccontare non assumevano alcun significato originale, se non avessi premesso loro un vissuto inesplicabile. Mi sono incartato per settimane attorno al problema, quindi ho deciso per una seduta d’autoanalisi pubblica, che mi perdonerete se riuscirò a spiegarne la necessità: debbo parlarvi di me come proiezione di mia nonna, prima che di lei come persona.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I miei genitori hanno divorziato quando io avevo sei anni, ho cambiato quartiere a metà del primo anno di scuola e ho rimosso buona parte dei ricordi d’infanzia, fatto salvo qualche flash, uno solo dei quali coinvolge il nonno paterno (morto nello stesso anno di quello materno, quando io avevo sette anni). Se tenete conto che la mia nonna paterna morì quando io avevo appena compiuto tre anni, capite che il termine “nonna” al singolare assume per me un significato preciso ed importante: ho avuto, in effetti, una sola figura ancestrale, mia nonna Domenica, detta Michin.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Però, volendo riportare un paio d’episodi dalla sua vita, ecco che incontro difficoltà. Mi rendo conto di non sapere che persona mia nonna fosse, perché vado incontro al fantasma della mia anaffetività, la chiusura indotta dagli eventi traumatici di quella famiglia che si disfaceva. Non posso dire d’aver conosciuto mia nonna, così come sono poche le persone che ho conosciuto davvero, specialmente in gioventù (mia nonna morì nell’inverno ’87: io avevo ancora solo ventitrè anni).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Però essermi costretto a pensare a lei, cercando di dare un senso più ampio al paio d’episodi significativi che ricordo, m’ha fatto capire che ho imparato da lei le cose più importanti della vita: non darsi importanza, non essere invadente, la sobrietà e l’efficacia, l’essere disponibile senza chiedere nulla in cambio, non perdere la testa e non far tante storie, non lamentarsi e restare lucidi. Inoltre, io che sono una persona complicata non riesco mica sempre, a tener fede a questi assunti; lei, che era una persona semplice, sì.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ricordo ad esempio quando, ragazzino di circa dieci anni, passai alcuni giorni con lei in campagna; mia nonna viveva in questa semplice casa del canavese orientale, in una frazione tra irte colline, sola da quand’era morto il nonno, che fu giardiniere e fin sindaco, mentre lei era semplicemente donna di campi e stalla, ma bestie non ne aveva più da tempo, salvo galline e conigli che uccideva, appendeva e scuoiava con necessaria naturalezza, affascinando me, mammola introversa che non ha mai neppure dato la caccia alle lucertole: eravamo entrambi privi di crudelta, d’altronde.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ero dunque lì in campagna col mio cane Gelindo, un bastardino adorabile, ed un pomeriggio non lo trovai più da nessuna parte. Senza tante cerimonie, abbiamo cominciato un giro alla ricerca del cane, su e giù per le altre frazioni e poi fino in paese, per diverse ore: la nonna chiedeva informazioni, io ero disperato ma avverto ancora il senso di sicurezza che mi dava il suo sbattersi per me, mi abita ancora la serenità che mi dava l’essere preso sul serio nel mio dramma.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Siamo poi tornati a casa senza trovare il cane, io ero disperato, la nonna mi faceva coraggio soltanto accompagnandomi, non una parola fuori posto. Ricordo anche che ero stanchissimo e lei mi prese in braccio mentre piangevo, per portarmi al piano di sopra - gesto d’affetto inusitato - e, una volta in camera… non ti va a saltare fuori il cane da sotto il letto! (il bastardo era forse rimasto lì l’intera giornata) ed insomma la faccenda finì bene, meglio ancora perché la nonna, il cui sarcasmo era leggendario, non la raccontò mai senza una piega d’affetto che fece un gran bene alla gestione del senso di colpa, allora e per anni (per sempre?) mio tallone d’achille.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ed ecco l’altro episodio: con Nonna Michin ho trascorso una delle migliori estati della mia vita, a quattordici anni. Mi avevano rimandato in tre materie: passai due mesi da lei a studiare. In quell’estate sono diventato una persona responsabile, per quanto è ancora nelle mie possibilità. Presto a letto e presto in piedi, rare discese in paese dalla frazione isolata per telefonare a gettoni - si parla del 1978 - e per il resto tutta la prossimità possibile tra due persone ugualmente silenziose. Poi, dopo, tra ormoni e ribellione, è venuta la stagione delle regole infrante e del mettersi alla frusta, ma l’adulto che sono diventato era già quel ragazzo senza fronzoli di quell’estate, trascorsa insieme alla persona che m’ha insegnato autosufficienza e sobrietà.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://nikink.tumlbr.com/"&gt;nikink&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://nonne.tumblr.com/post/46391110</link><guid>http://nonne.tumblr.com/post/46391110</guid><pubDate>Mon, 18 Aug 2008 12:27:00 +0200</pubDate></item><item><title>mia nonna (99)</title><description>&lt;p&gt;Mia nonna era una maestra, lo è rimasta sempre anche dopo la pensione, perché non sono cose che si fanno per mestiere, ma per amore. Mia nonna aveva avuto una studentessa che cantava nell’Antoniano di Bologna ed era spesso nel suo ricordo, felice di avere ascoltato questo piccolo usignolo anche nel piccolo della sua classe. Mia nonna era quella che mi offriva da mangiare, preparando il piatto con tutti i bocconcini ben disposti, come tanti soldatini prima della parata; mentre inforchettava un tipo di ciascuno, mi raccontava come storia la divina commedia. Io non avevo paura nemmeno nella valle delle arpie, perché c’era la nonna con un sorriso sereno, come di chi l’ha attraversata sapendo che si può fare senza farsi male. Mia nonna è morta un anno prima di arrivare ai 100 la vigilia di Natale e io penso che sia arrivata in Cielo dove l’aspettava Gesù Bambino, con il grembiulino azzurro e il fiocco fatto bene.  Traduzione della canzone Nan’s Song di Robbie Williams  Dicevi che quando morivi avresti Camminato con me ogni giorno Io iniziai a piangere e a dire di non dire cosi In un batter d’occhio il Signore é venuto E ha chiesto di unirti a lui Sei andata in un posto migliore Ma ti ha portata via da me  Ed ora lei vive in Paradiso Ma so che lassù gli lasciano libertà Di starmi vicino e prendersi cura di me  C’é una strana luce Che mi accarezza stanotte In silenzio senza farmi paura lei é vicina Portando un po’ di Paradiso quaggiù  Mi manca il tuo amore, mi mancano le tue carezze Ma ti sento vicina ogni giorno E riesco quasi a sentirti dire: Sei venuto da molto lontano  Ed ora tu vivi in Paradiso Ma so che lassù ti lasciano libertà Di starmi vicino per prenderti cura di me  C’é una strana luce nella mia stanza stanotte Senza farmi paura lei é vicina Porta il tuo Paradiso quaggiù  Mi hai insegnato di re e regine Mentre mi pettinavi Nella mia ora più scura so che sei qui Inginocchiata al mio fianco Sussurrando le mie preghiere  Si c’é una strana luce che mi accarezza stanotte Prega silenziosamente le mie paure Lei é vicina Portando un po’ di Paradiso quaggiù  La prossima volta che ci incontreremo Farò un inchino ai suoi piedi Dirò: non é stata dolce la vita? Poi ci prepareremo Per portare il Paradiso laggiù&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Zero.elevato.a.Zero&lt;/p&gt;</description><link>http://nonne.tumblr.com/post/45807077</link><guid>http://nonne.tumblr.com/post/45807077</guid><pubDate>Wed, 13 Aug 2008 15:40:00 +0200</pubDate></item><item><title>mia nonna (98)</title><description>&lt;p&gt;25 anni fa moriva mia nonnina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ne ho già scritto più di una volta. L’ha investito un bastardo ubriaco (a mezzogiorno e mezza) che guidava un’Ape perché gli avevano ritirato la patente perché aveva già ammazzato un altro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;7 anni dopo mi chiamano a testimoniare al processo, gli danno 3 mesi con la condizionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Io, quando mia nonna è morta, avevo 13 anni, e per me era il mio mondo. Sono figlia unica, i miei avevano un’impresa di pulizia (si lavora quando gli altri non lo fanno e gli uffici sono vuoti, quindi non li vedevo quasi mai se andavo a scuola), io vivevo con mia nonna, dormivo con mia nonna da quando - io avevo 7 anni - era morto mio nonno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quel bastardo se l’è portata via. Aveva 69 anni, a me sembrava vecchia, ma era una “nonna” vera, di quelle che si prendono cura dei nipoti, che li amano, che ci parlano, che insegnano loro quello che sanno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Io ero ingrata, ma me ne sono accorta solo crescendo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pochi minuti prima che morisse investita avevamo avuto una discussione, avevo torto, e non riuscirò mai a farmene una ragione. Forse mia nonna non se l’è presa perché sapeva che, in fondo, ero una bambina (matura, ma 25 anni fa le 13enni non andavano in giro con la mini e l’ombelico col piercing in bella vista).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Me l’hanno portata via.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Volevo far dire una messa, ma poi ho pensato che sono atea, quindi sarebbe solo stata un’ipocrisia. Volevo ricordarla in qualche modo, da qualche parte, ho pensato anche ai manifesti delle pompe funebri, ma sono cavolate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’amore che provo ancora adesso per mia nonna non si può spiegare in nessun modo. Nemmeno sui manifesti. Perché non passa dalle parole ma dal cuore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ancora adesso, quando sono in crisi, le parlo. A volte risponde, a volte no, ma non sono del tutto sola.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Perché, anche se 25 anni e 1 ora fa è morta, per me rimane mia nonna Franca.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonna, ti voglio un bene che non puoi immaginare. O forse tu puoi, perché adesso puoi tutto. E mi manchi. Mi manchi da matti, maledizione. Avrei bisogno di te, delle tue parole, del tuo affiancamento, della tua spalla su cui piangere, ma forse, se ci fossi stata, tutta questa voglia di piangere non ce l’avrei, e la situazione potrebbe essere diversa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ciao nonna, sono 25 anni che non ci vediamo, ma ti voglio bene. Te ne voglio sempre di più.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://storiedime.iobloggo.com/archive.php?cid=14950"&gt;storiedime&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://nonne.tumblr.com/post/40978923</link><guid>http://nonne.tumblr.com/post/40978923</guid><pubDate>Fri, 04 Jul 2008 17:46:16 +0200</pubDate></item><item><title>mia nonna (97)</title><description>&lt;p&gt;Nella penombra della stanza, dalla porta, vedevo la testa e uno scorcio del profilo della nonna Anna, bianco, affilato, immobile. Il prete era venuto la mattina a darle l’estrema unzione. Non si sentivano gemiti né lamenti, neanche il rumore del respiro. Che fosse già morta? Entrai in punta di piedi e mi misi a fianco del letto. Aveva gli occhi aperti e li girava con sguardo stupito e curioso per tutta la stanza. Quando mi vide mi chiese con un fil di voce:&lt;br/&gt; - Tu chi sei, Anna Maria o Giovanna?&lt;br/&gt; - Anna Maria, nonna.&lt;br/&gt; Mi fece un gesto con la mano battendola sul bordo del letto.&lt;br/&gt; Accostai una sedia e mi sedetti accanto a lei. Le presi la mano e gliela carezzai:&lt;br/&gt; - Come stai?&lt;br/&gt; - Bene - sussurrò con tono ovvio, come se le avessi fatto una strana domanda.&lt;br/&gt; - Oggi non hai dolori?&lt;br/&gt; Sollevò il mento in segno negativo.&lt;br/&gt; - Antonio dov’è? - chiese.&lt;br/&gt; - E’ uscito un momento, ora torna.&lt;br/&gt; Le dicevo sempre così. Antonio, mio cugino, non abitava più con noi da una decina d’anni e non si faceva vivo molto spesso. Ma questa volta lo aspettavamo davvero da un momento all’altro. La nonna alzò le sopracciglia ammirata e mi sussurrò:&lt;br/&gt; - E’un bambino bellissimo… pensa, a quattro anni parla tedesco perfettamente… ha la freulin tedesca… Lo conosci tu Antonio?&lt;br/&gt; - Certo nonna, è mio cugino.&lt;br/&gt; - Ma tu chi sei, la sorella di Gino?&lt;br/&gt; - Sono la figlia di Gino. Gino è tuo figlio e io sono tua nipote, come Giovanna.&lt;br/&gt; - Ma tu non devi studiare per domani?&lt;br/&gt; - Sì, dopo vado, non ti preoccupare.&lt;br/&gt; - E Liana pure è mia figlia?&lt;br/&gt; - No, è mia mamma, la moglie di Gino.&lt;br/&gt; - E Antonio come ti viene?&lt;br/&gt; - Cugino. E’ figlio di quell’altro Antonio che era tuo figlio più grande, ti ricordi?&lt;br/&gt; - E ora dov’è?&lt;br/&gt; - E’ morto tanti anni fa e tu e il nonno avete tenuto con voi Antonio piccolo, che adesso è grande.&lt;br/&gt; La nonna annuiva:&lt;br/&gt; - Che è bello stu figghiuzzo mio, intelligente! E’ già regista così giovane… Adesso è a teatro?&lt;br/&gt; - Sì, nonna.&lt;br/&gt; Annuì di nuovo, soddisfatta:&lt;br/&gt; - Mette in scena la Turandot. La conosci tu la Turandot?&lt;br/&gt; - Come no, è una delle mie opere preferite!&lt;br/&gt; Non avrebbe mai potuto metterla in scena. Sapevo che era proprio andando alla prima della Turandot, con mio nonno, a Torino, che lo zio Antonio, primogenito idolatrato, già avviato ad una brillante carriera artistica, si era preso un acquazzone tremendo e quindi la polmonite che l’aveva portato via a soli ventidue anni, già padre di un bambino di pochi mesi, che i nonni avrebbero cresciuto e chiamato sempre col nome del figlio.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; La nonna stette un po’in silenzio di nuovo guardandosi intorno. Aveva uno sguardo furbetto, da bambina piccola, e un mezzo sorriso le increspava le labbra.&lt;br/&gt; Poi i suoi occhi tornarono su di me:&lt;br/&gt; - La conosci tu la pasta con le sarde?&lt;br/&gt; - Non l’ho mai mangiata, ma tu ce ne hai parlato tanto. E’ buona vero?&lt;br/&gt; Lei fece una mezza rotazione con la mano come a dire: altroché!&lt;br/&gt; - Abbiamo sempre mangiato la pasta coi broccoli, la pasta con le acciughe e la mollica di pane…&lt;br/&gt; - La pasta con le melenzane?&lt;br/&gt; - Quella sì, tante volte, ma la pasta con le sarde mai. Perché non l’abbiamo mai fatta?&lt;br/&gt; Sapevo benissimo perché.&lt;br/&gt; - Perché qui non viene buona, perché ci vuole…&lt;br/&gt; Mi fece il gesto di avvicinarmi di più e accostai l’orecchio alla sua bocca.&lt;br/&gt; - Ci vuole il finocchietto selvatico, quello di montagna – mi sussurrò&lt;br/&gt; - Il finocchio normale non va bene? -&lt;br/&gt; - E bah! – protestò come se avessi detto un’enormità per farla arrabbiare.&lt;br/&gt; - Scherzavo, dai!&lt;br/&gt; - Perché qui non c’è il finocchietto selvatico, ah?&lt;br/&gt; - Eh no, mi sa che non c’è – convenni.&lt;br/&gt; Scosse leggermente la testa e abbassò le palpebre come a dire: vedi?&lt;br/&gt; - Nonna, me lo dici come si fa la pasta con le sarde?&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; Cercavo di gustarmi quel momento incredibile. Tutto mio. La nonna era ormai per me solo un corpo sofferente, scavato da spaventosi decubiti, che ci svegliava la notte gridando e lamentandosi e tutti in famiglia, comprese noi ragazzine, ci alzavamo a turno per aiutare l’infermiera a girarla nel letto, a medicarla, a cercare di tranquillizzarla con qualche carezza.  Diceva solo cose confuse, con lo sguardo appannato e prima ancora, negli ultimi anni, la ricordavo in poltrona tutto il giorno, sempre bisognosa di assistenza e con la mente perduta in fantasie deliranti. Immaginava che la venissero a trovare una serie di personaggi. Primo fra tutti l’adorato nipote Antonio, che si presentava sempre con le sembianze di un bambino dai riccioli d’oro. Poi, negli ultimi tempi, quando sragionava ma riusciva ancora a parlare, si era aggiunta la frequentazione assidua di un certo Samuele, nome ricavato sicuramente dall’assonanza col gioielliere Fanuele, da cui molto probabilmente si era servita in gioventù, che la corteggiava portandole in dono preziosi monili. Spesso e volentieri univa i due in un unico visitatore:&lt;br/&gt; “Oggi è venuto Samuele a trovarmi” rivelava sottovoce con aria complice a chiunque le si avvicinasse “mi ha portato una collana di perle con una fibbia di brillanti… lo conosci tu Samuele? E’ un giovane bellissimo, con una testa di riccioli biondi…”&lt;br/&gt; Poi le visite erano cessate, gli occhi della nonna si erano fatti vacui e velati, la sofferenza fisica l’aveva spinta in chissà quale mondo da cui ci inviava solo messaggi di dolore…&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; - Allora nonna, dicevi, ci vuole il finocchietto selvatico…&lt;br/&gt; - Quello che c’è ad Altopiano… lo conosci tu Altopiano?&lt;br/&gt; - Il posto dei bambini di Palermo!&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; (Nonna, ci racconti la storia dei bambini di Palermo, nonna, ci racconti la storia dei bambini di Palermo, nonna, ci racconti la storia dei bambini di Palermo? E lei per farci mangiare raccontava di quando saremmo andati a conoscere i nostri cuginetti, che ci avrebbero portato nella casa in collina di Altopiano, coi cavalli e le caprette, e che io mi sarei fidanzata con Emanuele, che aveva la mia età, e Giovanna con Francesco, che Peppino era cicciotello e mangiava mangiava e un giorno si sentì un botto e che è successo? E’ scoppiato Peppino…e noi ridevamo ridevamo…ancora nonna! E poi eravamo andati con la nave, avevo sei anni, e noi bambini ci portavano in giro nei portabagagli di due giardinette, tutti ammucchiati, e facevamo la gara di puzze e io ed Emanuele ci eravamo fidanzati e anche dati un bacio sulle labbra, così ero tornata a casa col morbillo.) &lt;br/&gt; La penombra era ora più dolce e ammorbidiva i lineamenti della nonna. Le posai il dorso della mano su una una guancia e la sentii fresca e asciutta, io che la ricordavo col viso sempre un po’ sudato, che spesso evitavo di baciare…&lt;br/&gt; - Allora, la pasta con le sarde?&lt;br/&gt; La nonna fu pronta a riprendere il filo:&lt;br/&gt; - Perciò: devi lessare il finocchietto nell’acqua per venti  minuti… l’acqua si tiene per cuocere la pasta, bada che devono essere bucatini… Poi devi prendere delle belle sarde fresche, le apri e ci levi la testa e la lisca. Fai soffriggere la cipolla a poco a poco col finocchietto tritato, la metà delle sarde…&lt;br/&gt; Parlava lentamente, staccando le parole e con una vocina sottile sottile. Si fermò per riposarsi e riprese muovendo un po’ la testa come se ripassasse tra sé una lezione:&lt;br/&gt; - Ci metti l’uva passolina e i pinoli… poi che ci vuole più… ah si, una o due acciughe… le metti in un piattino sopra un pentolino che bolle e le fai squagliare… poi ci manca una cosa, aspetta, il… il… il comesichiama…&lt;br/&gt; - Lo zafferano! - La imbeccai trionfante. Gran parte degli ingredienti erano gli stessi della pasta coi broccoli che tante volte le avevo visto preparare. Mi guardò con approvazione ed io mi sentii fiera della mia sicilianità.&lt;br/&gt; - Deve farsi tutta una crema, e poi ci condisci i bucatini.&lt;br/&gt; - E poi si mangia!&lt;br/&gt; Alzò il mento:&lt;br/&gt; - Ci manca il più buono: ci vuole sopra il pangrattato, il resto delle sarde e le mandorle tritate e metti un poco in forno.&lt;br/&gt; - E ora si mangia però! – le sorrisi.&lt;br/&gt; La nonna alzò le sopracciglia, abbassò le palpebre e fece su e giù con la testa, lentamente, assumendo un’aria accorata:&lt;br/&gt; - Maria Maria, che è buona! Quant’è che non la mangio! –  Poi, guardandomi di nuovo,  mi tirò un poco per la mano:&lt;br/&gt; - Mi raccomando il finocchietto: ci vuole quello selvatico. Domani andiamo ad Altopiano e lo prendiamo.&lt;br/&gt; - Va bene, andiamo domani.&lt;br/&gt; - E così facciamo la pasta con le sarde.&lt;br/&gt; - Facciamo la pasta con le sarde – confermai e le baciai la mano prima di poggiarla di nuovo sul letto assieme alla mia. Rimasi un po’ lì seduta, in silenzio, in attesa che la mamma o l’infermiera, che si erano appartate esauste per un breve riposo, tornassero a darmi il cambio. Mi sentivo stranamente appagata. La nonna aveva chiuso gli occhi e respirava tranquilla. Senza svegliarsi entrò in coma vigile e non li riaprì più. Neanche con l’adorato Antonio, neanche con mia sorella Giovanna, che, tra noi due, era stata sempre la sua cocca. Quel momento l’aveva riservato proprio a me.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;triana - piripicchia piripacchia&lt;/p&gt;</description><link>http://nonne.tumblr.com/post/40110139</link><guid>http://nonne.tumblr.com/post/40110139</guid><pubDate>Sat, 28 Jun 2008 00:31:02 +0200</pubDate></item><item><title>mia nonna (96)</title><description>&lt;p&gt;confondeva sempre Arnoldo Foà e Alberto Lupo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;puscic&lt;/p&gt;</description><link>http://nonne.tumblr.com/post/39793169</link><guid>http://nonne.tumblr.com/post/39793169</guid><pubDate>Wed, 25 Jun 2008 16:40:04 +0200</pubDate></item><item><title>mia nonna (95)</title><description>&lt;p&gt;Non si poteva parlare quando si stava seduti a pranzare, perchè quando si mangia si combatte con la morte. E mi era impossibile rispondere alle domande di chicchessia a tavola giacché, appena facevo per aprir bocca, la nonna mi fulminava con lo sguardo impedendomi di proseguire la conversazione. E si doveva imparare a leggere con espressione, prima di tutti i compagni di classe. E si doveva imparare a disegnare. E si scrivevano temi durante l’estate, con le tracce dettate da lei. Per non parlare delle ricerche che mi imponeva di fare, oltre a quelle che quella negriera di maestra di italiano che avevo ci dava da fare. Una donna doveva essere ben istruita e saper far tutto: non può dipendere da un uomo, ché gli uomini sono solo dei porci schifosi e tu non farai come me che non mi sono più laureata per compiacere quel porco di tuo nonno che mi ha abbandonata.&lt;br/&gt; Che poi io non mi potevo mica permettere di mangiare tutto quello che volevo, che non avevo preso da lei e da mamma che c’avevano sempre avuto il vitino di vespa da giovani. Oltre al fatto che poi il sale era sempre troppo.&lt;br/&gt; Dovevo imparare a spolverare, saper lavare i vetri. Aiutare a fare la passata di pomodoro d’estate. Imparare a fare la pasta fatta in casa, gli gnocchi di patate e il vero pan di spagna, quello senza lievito.&lt;br/&gt; Quando sono cresciuta ogni volta che preparavo un dolce attraversavo la strada e gliene portavo un pezzo. E lei, gioendo in silenzio di quel regalo, non mancava mai di criticare l’altezza del pan di spagna senza lievito o la consistenza della crema. Ché secondo lei non si doveva mai dire “bravo”, ma solo “e perchè hai fatto quello invece che questo?”, “ e perchè hai preso 8 e non 10?”.&lt;br/&gt; La mattina se non vedeva aperta la persiana della finestra di camera mia si metteva a far squillare il telefono di casa e, giusto quando mi ero alzata dal letto per andare a rispondere, chiudeva. Così, perchè non si doveva mai dormire sino a tardi.&lt;br/&gt; Un giorno litigammo e lei smise di prepararmi la torta per il mio compleanno. La preparava a tutta la famiglia: fratello, zie, mamma, cugini. A me niente. Citofonava e mi lasciava in mano la zuppa inglese che aveva preparato per mio fratello che era tornato da Milano, ben sapendo che qualche giorno prima era stato il mio compleanno e che mi aveva lasciato a bocca asciutta.&lt;br/&gt; Aspettava invano che io tornassi all’ovile dandole delle scuse che non si meritava. Ci parlavamo, ma non eravamo più quelle di un tempo.&lt;br/&gt; Quando, entrando nel suo salotto intoccabile, la vidi a terra mentre mia madre la teneva tra le braccia, non esitai un attimo a buttarmici ginocchioni e cercare di rianimarla. Nemmeno per un momento, in quelle due ore che passarono prima che ci lasciasse, pensai che potesse morire.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Evidentemente la credevo immortale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://thoughtsonwords.wordpress.com/2008/06/19/nonna/"&gt;thoughts on words&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://nonne.tumblr.com/post/39428832</link><guid>http://nonne.tumblr.com/post/39428832</guid><pubDate>Sun, 22 Jun 2008 23:27:38 +0200</pubDate></item><item><title>mia nonna (94)</title><description>&lt;p&gt;Al termine delle lunghe sere estive quando il buio calava sul cortile, i vasetti colmi di lucciole erano stati svuotati nel giardino e gli sbadigli si facevano largo nelle chiacchere di noi ragazzini, mia nonna usava richiamare in casa tutti noi per la recita del rosario. La soddisfazione che ci prendavamo, a riscatto dell’infinita litania che ci toccava subire, era di strascicare la esse terminale di &lt;i&gt;ora pro nobis&lt;/i&gt; tramutandola in un sibilo prolungato, sforzandoci di rimanere seri, osservando l’espressione sempre più indignata di mia nonna che via via rallentava la recita, aspettando che il sibilo terminasse per ricominciare la  sua parte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;puscic&lt;/p&gt;</description><link>http://nonne.tumblr.com/post/39291156</link><guid>http://nonne.tumblr.com/post/39291156</guid><pubDate>Sat, 21 Jun 2008 17:31:00 +0200</pubDate></item><item><title>mia nonna (93)</title><description>&lt;p&gt;Nonna Lina adora il twist. Finito il pranzo domenicale si alza decisa da tavola e con un passo che improvvisamente ha perso almeno venti chili va alla credenza, prende dalla pila un vecchio 45 giri, sempre quello, lo infila nell’usatissimo mangiadischi rosso fuoco e inizia a ballare. Nel giro di qualche secondo la stanno già imitando tutti e mi aggrego anch’io, è troppo contagiosa. E poi ormai l’ho presa persa: ho smesso di cercare di convincerla che “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte” non è che sia proprio il massimo, per ballare il twist.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://skiribilla.tumblr.com/"&gt;skiribilla&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://nonne.tumblr.com/post/38861276</link><guid>http://nonne.tumblr.com/post/38861276</guid><pubDate>Wed, 18 Jun 2008 10:53:06 +0200</pubDate></item><item><title>mia nonna (92)</title><description>&lt;p&gt;Mia nonna tutti i sabati tirava la pasta per fare le tagliatelle, usava un mattarello di legno, la guardavo muovere le braccia ritmicamente, ipnotizzata. Nello stesso giorno riusciva a fare anche quattro teglie di lasagne, due per noi, due per mia zia e io la aiutavo a stendere lo strato di ragù. Quando andavamo in giro le chiedevo di comprarmi sempre il gelato verde, quello al pistacchio; mi portava al mare tre mesi l’anno, in montagna per due settimane in inverno, a prendere l’aria buona, visto che i miei polmoni erano un disastro. Mi portava con lei a prendere i tortellini e spesso ne trafugavo qualcuno da mangiare crudo mentre tornavamo a casa in autobus. Verso natale mi portava a prendere la cioccolata con la panna in un bar del centro, una tradizione che ora continuo con mia madre, sempre nello stesso bar.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A dieci anni le ho rubato una sigaretta (fumava le multifilter rosse una dopo pranzo e una dopo cena, tutti i giorni, cascasse il mondo) e sono andata in bagno a fare il mio primo tentativo di soffocamento, lei mi ha sgamata subito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pochi anni dopo è caduta e si è rotta un femore, poi ha avuto un ictus, è rimasta paralizzata e costretta sulla sedia a rotelle. Soffrivo tantissimo a vederla inferma, lei che era sempre stata così attiva, ma i suoi occhi erano sempre gli stessi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Era golosissima di cose dolci, sorrideva ed era contenta come una bambina quando le portavo i pasticcini, specie le sfogliatine con la crema. Negli ultimi anni quando andavo a trovarla mi diceva “ricordati di me ogni tanto” e ora che non c’è più da nemmeno un anno non passa giorno che non la pensi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non un solo giorno che ne senta la totale, assoluta mancanza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://marikabortolami.tumblr.com/"&gt;Mari&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://nonne.tumblr.com/post/38860368</link><guid>http://nonne.tumblr.com/post/38860368</guid><pubDate>Wed, 18 Jun 2008 10:39:50 +0200</pubDate></item><item><title>mia nonna (91)</title><description>&lt;p&gt;[entro: un qualsiasi pezzo rock dozzinale. tipo #zombie::cranberries* o magari #dea::afterhours*]&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;l’inerzia rende le svolte problematiche. come spieghi al tuo presente roccioso che stai -ehi- girando? il presente si attorciglia. scivoli e calpesti il futuro. inciampi nel passato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;ma io, me lo diceva sempre i., ho piedi arcuati da ballerino, e postura. svicolo, aggrotto appena il sopracciglio (quello sinistro, per la cronaca). teso un filo lungo la fronte, i pensieri ci si appendono, giocano a fare gli equilibristi, scivolano, poveretti, e li calpesto senza fragore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;intorno il silenzio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;[intervallo: #le quattro stagioni  - primavera::vivaldi*]&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;mi hai cucito orli perfetti, ad indicare perimetri in cui tutto è concesso. bottoni nascosti, possibilità fugaci. quello che non si può dimenticare sono sorrisi nascosti, io che ti grido nelle orecchie, tu che mi sorridi. “ti voglio tanto bene” “ma io te ne voglio tantissimo”. magra, magra, e con la forza dei restanti abitanti della terra riunita in due mani. ritardataria. bizzarro che mi ricordi soprattutto questa cosa, di te, insieme alla foto in cui leggi l’unità.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;io lo so con certezza che mi verranno in mente parole dette, lezioni imparate, sorrisi, ma lasciati dire che sarai ovunque io veda un ago e un filo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;ciao nonna.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;[esco. #sleepwalk capsules::at the drive in*; #ticklish::at the drive in*]&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://cascade.splinder.com/post/11008114/%3A%3Acon+le+mani+in+tasca+%28posso+"&gt;Giancarlo/Cascade&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://nonne.tumblr.com/post/38859890</link><guid>http://nonne.tumblr.com/post/38859890</guid><pubDate>Wed, 18 Jun 2008 10:34:42 +0200</pubDate></item></channel></rss>
